Ho provato a definire la figura professionale dell’Interior Designer, perché questo sono, ma sono anche all’occorrenza una Decoratrice (dipingo murales e mobili con rinnovati look), sono una Pittrice (dipingo quadri con varie tecniche), sono un’Artigiana (cucio e ricamo tessile su complementi per la casa) e se tutto ciò all’apparenza può sembrare una presunzione o un’eccessiva e vanitosa condizione di stima personale, è in realtà esattamente il contrario…
Questo variegato mondo dell’Interior, ampio sicuramente e così stimolante, a volte diventa in realtà un vero e proprio problema di identificazione che, al contrario, la nostra società commerciale ci chiede. La settorialità, la specifica competenza, l’essere preparati in un solo ed unico ruolo, il circoscritto ambito in cui operare, la dedizione assoluta ad un contesto con le sue prerogative riservate, in realtà sono tutti elementi che vengono richiesti e premiati nel mondo del lavoro, a dispetto di una poliedricità spesso guardata con sospetto.
La scorsa settimana, nell’incontro conoscitivo con un nuovo cliente arrivato in seguito ad un felice passaparola e dopo aver visionato un mio intervento di progettazione e relooking di un appartamento per un B&B, in cui ho anche realizzato un piccolo murales, mi sento chiedere in maniera spontanea: “Ma lei precisamente cosa fa???” Una domanda apparentemente innocua e lecita si trasforma in un immediato momento di riflessione, in cui raccogliere e raccogliermi tra pensieri profondi e, dopo una piccola iniziale difficoltà a rispondere, mi sono guardata dentro e con altrettanta spontaneità ho detto: “Sono l’Interior Designer che ha progettato il tutto e realizzato, ove richiesto, con mano”.
Se domandiamo a Google, o a chi per lui, di cosa si occupa un interior designer e quale sia la sua competenza, ci viene risposto: “La competenza richiesta di un interior designer si riferisce alla sua capacità di spaziare e operare con preparazione in molteplici ambiti e settori collegati al design degli interni. Questo livello di competenza implica non solo una profonda conoscenza delle tecniche di progettazione e degli aspetti estetici, ma anche una comprensione delle dinamiche funzionali, tecniche, economiche e ambientali che influenzano gli spazi interni. Il ruolo di un interior designer con competenza ampia è quello di essere un professionista poliedrico, capace di coordinare e integrare diverse discipline e conoscenze per realizzare ambienti che siano funzionali, estetici, innovativi e sostenibili, rispondendo alle esigenze di clienti e contesti diversi”.
Poliedricità…ecco finalmente un termine riassuntivo e personalmente amato, che mi risponde e mi corrisponde. Così è stato di nuovo partire da quello che sono, che mi appartiene e posso esprimere, perché diversamente sarebbe una forzatura non leale e non consona al mio fare. Incasellare visioni, stringere specifiche a senso unico con un unico stile, non fa al mio caso. E abbiate pazienza se poi mi “prende la mano”, in senso letterale, nel dipingere custom una parete o una tela, o cucire quel cuscino che può fare la differenza!
Essere “riconoscibili” in tutti i progetti che vengono richiesti, a volte, a mio avviso, può avere una connotazione non del tutto positiva, perché significa imporre un proprio stile e soprattutto non qualificare ed esaltare le esigenze della propria clientela che è variegata e diversa. Non imporre, ma condurre con attenzione e rispetto, non avere un unico binario, ma abbracciare più ipotesi di percorsi, nella fattibilità e concretezza dei risultati.
Quindi…
Io continuo ad amare i patchwork, i mosaici e i collage, ma soprattutto amo ascoltare la committenza che desidera un progetto capace di corrisponderle.
E metterci la faccia e le mani!

