Lu Pannu

Allora è stato come aprire un forziere contenente un tesoro, come toccare con mano la storia delle donne che ci hanno preceduto…

Mia madre aveva un detto e lei molto caro: “Roba vecchia nun me buttà, sempre comoda me po’ scappà” (Non buttare la roba vecchia perché può sempre servire).

Per una serie di vicissitudini, e perché nasco femmina, mia madre iniziò sin da subito a rispondere a quello che lei considerava un sacro dovere nei miei confronti: fornirmi un corredo di tutto rispetto per un futuro che mi avrebbe vista accompagnata da lenzuoli, asciugamani, tovaglie – e chi più ne ha più ne metta – per un ipotetico radioso ruolo di sposa, madre e donna di casa.
Questa visione che io consideravo fortemente arcaica con manifestazioni soprattutto in adolescente età, di sbuffi, ribellioni e noncuranza nei confronti di mia madre, diventò nel passaggio del tempo tutt’altro… Come tutti i giovani ero attratta dalle novità del momento e dal ricambio delle cose mordi e fuggi… Trovavo del tutto inutile lo sforzo che faceva, soprattutto economico. Vedevo mia madre fare sacrifici e, con la fatica del lavoro, metter via sempre quel qualcosa che avrebbe contribuito a pagare il miglior lenzuolo di lino, gli asciugamani di fiandra e quel fatidico e pregiato tombolo che avrebbe un giorno campeggiato sul letto matrimoniale.

Poi la vita ti fa sedimentare, senza quasi accorgertene, un vissuto antico; ti fa crescere inevitabilmente, e inevitabilmente tua madre riaffiora in ogni gesto e quel suo detto emerge forte e chiaro fino a diventare ora una ragione, un monito, una vera e propria azione per le tue scelte personali e lavorative. Così, dopo aver ringraziato di cuore e quotidianamente mia madre per ogni giorno vissuto con il lenzuolo di lino perché fresco d’estate e caldo in inverno, o gli asciugamani di puro cotone che ti accolgono con delicatezza e le tovaglie che rendono festa anche il quotidiano, sono andata a riaprire il vecchio baule che conteneva “Lu pannu”.

Il panno, o “torsello” in italiano, è una tela grezza realizzata a telaio, solitamente con filati di lino, canapa e cotone, appartenente alle civiltà contadine che si ingegnavano ad autoprodurre questo prezioso prodotto per poi prepararvi il corredo della futura sposa. 
Allora è stato come aprire un forziere contenente un tesoro, come toccare con mano la storia delle donne che ci hanno preceduto chine al telaio a tessere, come accarezzare la verità delle cose fatte a mano e con dedizione, un costante omaggio ad un mondo che mi è appartenuto e che voglio utilizzare nel mio lavoro in una veste nuova. Ho riaperto i vecchi rotoli, lavati, sbiancati e colorati. Ho iniziato a renderli cuscini, tovaglie, runner, tovagliette da colazione e ancora complementi di varia natura. Ho sperimentato tecniche di ricamo libero, tecniche di stampa su tessuto con le piante tintoree ed ancora infinite idee, ispirandomi sempre ad un mondo femminile fatto di amore e cura per la casa perché, del resto, quello è il mio mondo lavorativo in cui la progettazione di interni passa anche e soprattutto attraverso i complementi, in questo caso tessili. 
Non c’è confine quando la dedizione e l’approccio alla progettazione di interni riguarda un singolo prodotto rispetto ad un intero ambiente, perché l’attenzione, le conoscenze adoperate, la ricerca, l’esperienza che subentra, e soprattutto la passione e l’entusiasmo, sono le medesime quando si tratta di realizzare un runner per la tavola o una intera cucina con tutte le sue molteplici dinamiche.

Il percorso è stato naturale, come una chiamata, come una vocazione a cui rispondere… Con Materiaprima Crea ho voluto dare spazio al complemento di arredo perché, come dice la stessa parola, qualcosa che completa e arricchisce e questo qualcosa è portatore sano di riconoscenza alle proprie radici, alla propria terra, alle proprie esperienze ma anche…una riconoscenza particolare a mia madre.

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